Il gioco della vita! – Critical City Upload

La storia che ti racconto oggi parla di un periodo di avventure frizzantine. Un anno di creatività urbana che mi ha veramente lasciato il cuore pieno di fiorellini, che risbocciano ogni volta che ripenso alle missioni di creatività portate a termine durante quel lasso di tempo.

Ti spiego meglio

Sto parlando dell’anno a cui ho giocato a CCU (Critical City Upload).
Era un social network molto particolare: richiedeva di svolgere delle missioni nella vita reale da scegliere da una lista di istruzioni che si trovavano in una sezione del sito. Bisognava eseguirle, documentarle e pubblicarle sul tuo profilo per condividerle con gli altri giocatori.
Ogni missione completata ti dava dei punti, e ne ricevevi anche se qualche altro “Uploader” trovava bello il tuo caricamento e decideva di votarlo. I voti bisognava darli con parsimonia, perché erano limitati. C’erano vari livelli, solo ottenendo punti  questi si potevano sbloccare per poter accedere a missioni più impegnative e avere più voti da dare alle missioni degli altri giocatori.

L’esperimento è durato 3 anni, si è svolto in 3 stagioni. Alla fine di ognuna il punteggio si azzerava e si ricominciava da capo, con tutte missioni nuove di pacca.

A segnalarmi il gioco è stato un amico che lo aveva appena scoperto e immaginava potesse piacermi. Era la metà della seconda stagione. Mi sono iscritta. Aveva indovinato.
Ero esaltatissima, al settimo cielo. Capitava a fagiolo che avessi del tempo da perdere, e l’ho potuto spendere super bene grazie questo progetto così coinvolgente.

Il sito di solito si scopriva per passaparola. Ma molte persone, se erano attente, potevano venire a conoscenza da sole di cos’era CCU. Questo perché ogni missione svolta era accompagnata dal logo e dalla sigla del sito, che dovevano essere lasciati dal giocatore che le eseguiva,  se l’opera era permanente. Bastava quindi una piccola ricerca su google per scoprire di cosa si trattava, e iniziare così l’avventura!

Un po’ di storia

Critical City è stato pensato e creato da Focus. Un’azienda che si occupa di esperimenti sociali.
Beh, sono stati geniali. Non solo non avrebbero avuto bisogno di assumere attori per i loro esperimenti creandosi una rete di volontari ignari, che spassandosela li documentavano per loro. Avrebbero anche creato una community divertitissima che portava bolle e gioia nelle città. Spesso le missioni svolte erano anche socialmente utili. Ogni giocatore assiduo aveva un proprio stile, un segno distintivo che lo rendeva unico. E se era bravo riusciva a meritarsi la stima di altri giocatori.

Era anche possibile inviarsi messaggi privati usando quella piattaforma e accordarsi con altre persone per svolgere missioni di coppia o collettive. Succedeva che persone da regioni diverse, provenienti da luoghi lontanissimi si incontrassero a metà strada apposta per conoscersi e portare a termine insieme delle istruzioni.
Il più delle volte questi incontri portavano a vere e proprie amicizie. Io stessa sono ancora in contatto con alcuni dei giocatori coi quali ho giocato qua e là, e ai quali voglio un sacco bene!

Il traguardo

Il traguardo bramato da tutti quanti era il settimo livello. Dopo averlo raggiunto si riceveva una scatola segretissima. Io sono riuscita ad averla nella terza stagione. Ancora oggi, dopo anni, non me la sento di svelare a qualcuno cosa questa conteneva.

Le prime cinque persone che ottenevano quel punteggio facevano parte di una squadra. Si dovevano incontrare (da dovunque essi venissero) e venivano loro assegnate altre missioni anch’esse segrete da svolgere esclusivamente con tutti i membri del tuo gruppo. So che è crudele, ma anche queste non ve le dico!

Le seconde cinque erano un’altra squadra, le terze pure… e così via.
Da quel momento in poi il gioco si svolgeva sia individualmente come prima sul sito, che in segreto fra i gruppi che si erano venuti a formare.

Le missioni

Le missioni erano cucciolissime. Ce n’erano tantissime, decine su decine. Spessissimo richiedevano l’interazione con degli sconosciuti. Erano di difficoltà diverse a seconda del punteggio che ti davano. Te ne cito giusto qualcuna per farti capire meglio di cosa si tratta:


“Allestisci un pic-nic in un luogo inusuale”
“Immortala 3 scene romantiche. I soggetti sono tu e…”
“Il giorno del tuo compleanno realizza tanti pacchetti quanti sono gli anni che compi e regalali ad altrettanti sconosciuti”
“Invadi di libri uno spazio pubblico”
“Fonda un nuovo movimento e promuovi la tua causa in città”

Wow, insomma.
Mi emoziono ogni volta che le rileggo.

Ma poi cosa è successo?

Eh, niente. Finiti i finanziamenti. Tante lacrime alla cerimonia di chiusura.
L’ultimo giorno di CCU è stato un ritrovo notturno fra i giocatori, su una collinetta a Milano, a lanciare in cielo lanterne di carta con scritti i nostri desideri.
Quanta nostalgia. Quanti ultimi abbracci fra compagni (non troppo) virtuali di giochi!

Ora Critical City è chiuso. Non è più un social network, ma solo un archivio di ricordi.
Se ci fai un salto puoi ancora trovare le documentazioni e le descrizioni delle avventure dei giocatori.
Io ci sono appena stata. Una lacrima è mi è corsa via.


Un errore da principianti

L’ho fatto una volta, ed è stato anche troppo.
Ricevere una richiesta che non era proprio nelle mie corde.
Il progetto non mi piaceva per niente,  il cliente voleva a tutti i costi che fosse fatto esattamente come voleva lui, non accettava consigli, modifiche, e negava ci fossero cose che non funzionavano quando cercavo di fargliele presenti per fare eventuali correzioni.

“D’altronde il logo è per lui” mi dicevo “deve essere fatto come lo vuole…”

Capita spesso, soprattutto quando ci si è appena lanciati nel mondo dell’autoimprenditoria, di accettare qualsiasi tipo di lavoro che viene richiesto, basta che sia pertinente alle nostre competenze.
D’altronde, non fa mai male qualche entrata in più, no?
Beh, ora avrei qualcosa da obiettare in merito.

Ora mi spiego, ti dico perché.

A parte il fatto che se ci si rivolge ad un professionista, si suppone che egli sia un esperto in materia. In fondo lo si sta pagando per quello. Quindi se non si accettano consigli, perché fare?

Ma poi, essendo quel progetto qualcosa di molto diverso da quello che propongo abitualmente ci ho messo il triplo del tempo che ci metto in genere per lavorare a qualcosa che non mi piaceva per niente.
Ogni minuto in più che spendevo per quel lavoro era sempre più frustrante. E tutte le volte che inviavo l’allegato sperando che andasse finalmente bene, mi ritornava indietro con un’altra richiesta di modifica che voleva venisse fatta al millimetro perché il risultato doveva coincidere perfettamente con l’idea che il cliente aveva avuto. Che funzionasse o no.

Non ti dico il sollievo quando finalmente andava bene.
Ma non ti dico la delusione nel vedere il progetto finito, che era la cosa più lontana da me che mai sarei riuscita a creare.

“Prima e ultima volta” mi son detta.
E spero di mantenere la parola che mi sono data.

Ho preso così la decisione di fare una selezione delle commissioni che ricevo, non solo per me, ma anche per poter soddisfare al meglio il cliente!
Credo, in fatti, che qualcuno che ha uno stile che si avvicina molto alle richieste del cliente faccia la differenza fra un progetto fatto con una effettiva collaborazione fra le due parti, piuttosto che qualcosa di partorito semplicemente per strappare la famosa “ricevuta in più, che non fa mai male”.

Un altro problema è anche che non è nemmeno un investimento.
Qualcosa che non ti rappresenta non è nulla che tu possa presentare come un lavoro tuo per mostrare ai clienti futuri per la tua offerta.
Perdi i tuoi obiettivi, ti allontani dal potenziale che ti potrebbe rendere speciale!

Mi son fatta un regalo, lo condivido con te!

Ho sono scritta una lista di cose che non mi devo mai dimenticare. Eccole qua:

-Sei una creativa. Non una mano.
-Hai un’istruzione, sei competente nel tuo settore. Non permettere a nessuno di sottovalutarti.
-Hai una personalità. Fai in modo di non snaturarti.
-Ti vuoi bene. Non castigarti.
-Vuoi crescere, andare avanti. Ma nella direzione giusta.

Spero che questa lista possa servire anche a te, sarebbe bello che tutte quante potessimo fare ciò che amiamo e per cui siamo nate. Forza allora, facciamoci valere!


 

Mercatini in compagnia!

E sveglia presto, e carica la macchina, e un-due-tre-pronti?-via! per la prossima giornata di attesa dietro al banchetto del mercatino. Con qualche chiacchiera, certo, con i clienti e i vicini di gazebo, ma comunque sola soletta aspettando che passi il tempo. Peso come un macigno.

Per fortuna non è sempre così però!
Spesso ho con me il mio compagno di avventure e divertimenti!

In due è meglio!

Sono molto fortunata, ho qualcuno accanto a me che mi sostiene, in tutto ciò che faccio.
Mi dà pure una grande e grossa concreta mano!
A 4 mani è tutto meno faticoso, e le lancette girano talmente leggere che non se ne sente nemmeno più il ticchettio. Forse è perché è coperto dalle nostre risate.

Essendo leggero il tempo, leggere sono anche le faccende da sbrigare. Credo che siano la spinta e l’incoraggiamento che lui mi dà a gli ingredienti segreti della pozione energetica che mi spinge a fare sempre di più, a crescere e ogni giorno perfezionare quello che sto cercando di costruire. Per me. Per noi.

Sì, ci divertiamo.

Ci prendiamo in giro, scherziamo coi clienti, ridiamo coi bambini… Diventa una pioggia di sorrisi, un’epidemia. Una bomba virus che non riuscirei a fare esplodere da sola, senza una miccia di intesa che dia inizio al contagio.

E tutti quei sorrisi, me li porto a casa, non ne voglio lasciare in giro nemmeno uno! Sono convinta che siano quelli l’ingrediente segreto della pozione. La stessa che mi fa alzare ogni volta un grido di autoincoraggiamento, Che sia un “Vai così! Siamo stati grandi!” o un “Forza! Non ti abbattere! Mai!”

“Non c’è mai stato un mercatino con te al quale non mi sia divertito” , mi ha detto poco tempo fa.
Pensandoci, vale lo stesso per me.

Mi ha preso l’ansia!

Mi ha acchiappato, trascinato su di una sedia davanti ad una pila di libri, legata e lasciata lì. A studiare.
Sto parlando dell’ansia da esami che mi ha costretto a concentrarmi solo sull’università e allontanato da tutto il resto. Compreso il mio sito web e il blog.

Già. Questa è l ragione per la quale sono sparita lasciandolo agonizzante da qualche parte nella rete.  Avevo pianificato di fare la programmazione degli articoli da pubblicare prima di iniziare a studiare per la sessione estiva, ma, come avrete notato, non ho fatto in tempo a finire di preparare tutto! In particolare, mi mancavano tutte le immagini per gli articoli, perché, vi svelerò un segreto: la mia riserva di una decina abbondante di contenuti settimanali da pubblicare ce l’ho già pronta da mooolto tempo!

E’ stato un peccato gettare la spugna così, avendo già gran parte del lavoro fatto. Ma quando l’ansia chiama, non si può fare a meno di risponderle! E poi ti ronza intorno, non ti toglie gli occhi di dosso… Insomma, finchè sta lì a guardarti non puoi mica stare tranquilla!

Ora ci sono!

Sono qui per voi, per riprendere a condividere con tutte le mie cosine, i miei pensierini, le mie avventure… tutto quello che mi va di raccontarvi!

Ah! Gli esami sono andati, eh! E anche benino! Sono uscita sfinita dalla sessione, ma fino a settembre non se ne parla più!

Piccolo anticipo

Ho in mente un progettino estivo leggero leggero che non vedo l’ora di mostrarvi alla fine delle vacanze!!

Ciao! Buona estate, e buone letture!

Tenere un diario – Il Quaderno delle Ispirazioni

C’è un gioco meraviglioso. Un’abitudine che può dare tante soddisfazioni e permetterti di conservare moltissimi ricordi, se portata avanti con costanza. Fa si che tu possa tener traccia di te, di cosa hai pensato o provato, o cosa ti aspettavi dal futuro. E’ un esercizio che ti aiuta a conoscere te stessa oggi, e che in futuro ti permetterà di studiarti ancora meglio, facendoti rendere conto dei tuoi cambiamenti durante i mesi o gli anni.

Sto parlando di tenere un diario. Non una semplice agenda o un resoconto degli impegni. Quella è molto utile, ma a nulla più che all’organizzazione.
Io intendo proprio qualcosa che parli di te in maniera intima, personale. Che racconti emozioni, traguardi, crescite, avventure…

Per tanto tempo ho tentato di incominciare a raccontare me stessa. Nonostante la mia buona volontà, non è mai stato facile per me completarne uno.  Di solito compravo un bel quadernino bianco e iniziavo a riempirlo di disegnini e racconti. Ma puntualmente lo abbandonavo dopo qualche settimana ed il diario si trasformava in un blocco schizzi dove raccoglievo le bozze per i miei progetti.
Poco male, ma in quel modo perdevo di vista l’obiettivo del mio acquisto.

Cosa è cambiato, ora?

Durante un incontro sulla comunicazione on line tenuto da Valeria Zangrandi, mi sono decisa a comprare il suo fantapignoso “Quaderno delle Ispirazioni”.
E’ un taccuino che funge da diario, ma è guidato. Nel senso che ogni pagina è un esercizio di creatività che ti fa pensare a te stessa, al tuo lavoro e spesso ti aiuta a trovare delle strategie per riflettere sui tuoi errori passati e permetterti quindi di migliorarti. E’ pensato apposta per farti trovare delle idee per il tuo lavoro ed è ottimo per chi ha un lavoro creativo ed è sempre alla ricerca di nuovi spunti e proposte. Allo stesso tempo contiene esercizi introspettivi, che ti permettono di farti delle domande sul tuo percorso passato, sul tuo presente e sul tuo futuro.

Mi sono promessa di completare almeno un esercizio a settimana, in modo da potermelo gustare con parsimonia, ma allo stesso tempo di essere costante e di regalare un po’ di tempo e di svago costruttivo a me stessa. Ogni pagina è un momento perfetto di relax e di dialogo con se stessi, di riflessione  e crescita. Oltre che semplice e genuino divertimento. Ogni esercizio è un’avventura e una scoperta, un bellissimo regalo da parte di Valeria per noi.

Dove puoi trovare il Quaderno?

L’autrice ha un sito web al quale ti rimando se ti ho incuriosita e piacerebbe anche a te regalarti una quieta, lunga e rilassante avventura alla scoperta di te stessa e alla ricerca di tesori e idee!

Si occupa di marketing e comunicazione on-line, potrai conoscerla meglio cliccando qui!
Facci un salto, ne vale davvero la pena!

E’ ancora Primavera – Natura, ti ritraggo!

Il bosco, la natura, le passeggiate… L’aria aperta è sempre stato il mio habitat!
Fin da piccolina ho sempre trascorso tanto tempo fuori, in collina, con gli animali.
Spesso sola, molto spesso…

Oggi ho la necessità, per lavoro o studio, di passare tanto tempo in casa, o in città, circondata da tanta gente. Forse troppa.

I primi mesi di università a Milano non li ho accusati più di tanto, ma dopo un po’ cominciava a pesarmi il non avere il tempo per farmi un sano giretto in campagna.
Ho passato un periodo abbastanza stressante, fino all’inizio delle vacanze. Ora per fortuna ho più tempo da ritagliare per me stessa e il mio respiro.

Amo la Natura, amo disegnare

Tutto quello stress mi ha fatto rendere conto di quanto non stessi dedicando più abbastanza tempo a me stessa. A me soltanto.

Ora nella mia lista delle cose da fare giornalmente ci sono le voci “passeggiare” e “disegnare”.
Cosa c’è di più rilassante di starmene da sola, nel contesto che più adoro, facendo la cosa che più amo in assoluto?

“C’è il sole, e giunge a me vento di calicanto
forse è la primavera, sta per poggiare il suo bel manto
anche un bel ricordo arriva fin qui insieme all’aria
è quell’odore di fiore, e la nostalgia centenaria.
Ma nulla di ciò se col tempo se n’è andato
o forse anche si, però oggi è il bentornato.
Mi scaldo la fronte, la luce mi innonda gli occhi
finchè non trovo le mie palpebre riempite di fiocchi.
E’ il momento di vedere tratti di grafite
che ritraggono sereni segni di molte vite
Così ora mi sento, ma fra poco me ne dovrò andare
ma ho promesso a me stessa, non posso rinunciare
Vorrei e voglio rivivere questo attimo più che posso
per rimettermi il manto di quel tempo ancora indosso.”



Qualunque cosa sia fatta per il proprio benessere, non è mai tempo sprecato.
Ho ritrovato un po’ di me stessa in quella campagna.
Un vecchio sentimento che vorrei riesumare più volte che posso.
Spero che il tempo sia clemente con me, e che gli impegni di lavoro non se lo mangino tutto.
Sta comunque a me trovare la forza di ritagliarmi i momenti. E ce la voglio fare costi quel che costi!

Buona Giornata della Terra!!

Voglio tanto bene alla nostra anziana Nonna Terra. Ogni 22 di aprile si festeggia il suo anniversario, la sua giornata internazionale. E’ un po’ come il suo compleanno!
Quest’anno la cara Nonnina ha particolarmente bisogno di cure, dato che tantissimi dei suoi nipoti hanno per molti anni accettato da lei tante caramelle senza mai ridarle indietro nemmeno un bacino , un abbraccio o un “ti voglio bene”.
Stavolta non volevo limitarmi, come al solito, a fare per lei un disegnino e farle gli auguri, mi sarebbe piaciuto coinvolgere anche altri cugini perché tutti insieme le facessimo una bella sorpresa.

Nulla di folle o troppo laborioso. Qualcosa alla portata di tutti, per non metterla in imbarazzo!
Sapete com’è, le nonne generose spesso si sentono a disagio ricevendo regali molto costosi!

Ecco, ho fatto così

Ho fatto un bel ritrattino alla nostra Nonna, l’ho messo sui social, e ho chiesto a tutti quanti di scriverle un pensiero, una poesia, una filastrocca. Ti dico qual è il pensiero che ho scritto io!

“Oggi la Terra richiede attenzione
peccato però non abbia il vocione
fa molta fatica a farsi sentire
per lei io un’arma provo a brandire.
Non sarà bomba, fucile o granata
solo un dono e due righe, per la sua Giornata.”

Ecco qua! Ho raccolto così per lei tanti pensierini, per farle sapere che non è sola, che molte persone pensano ancora a lei. E per renderle evidente che tutti noi le vogliamo ancora bene, ho creato dei vasetti con delle belle piantine, mettendo in ogni vaso un bastoncino con uno dei pensieri che abbiamo scritto per lei. Ho fatto guerrilla gardening portando tutto in centro città. Magari così  qualcun altro che passa e vede i pensieri le può dire anche lui un “ti voglio bene”.

Ho scritto anche due righe per i viandanti che vedranno le nostre frasi passando.

“Ciao Cugino!
Lo sai il perché di questo vasettino?

Come saprai, la nostra Nonna Terra  per tanti anni è stata trascurata, e nonostante la sua generosità è stata perfino bistrattata!
Stiamo lasciando fiori e piante in giro con un pensiero, per farle sapere che qualcuno ancora le vuole bene!

Lascia anche tu un  vasetto con una piantina in città, fotografalo, e pubblicalo sui social con l’ashtag #lasciaunafoglia o #leavealeaf.

Chissà che un giorno tanti vasetti di bei pensieri messi insieme non andranno a far fiorire una buna e sana coscienza collettiva!”

L’invito si estende anche a te che stai leggendo questo articolo, ovviamente! E a tutte le persone che vorrai invitare a partecipare!

Ah! Lo sapevi?

Lo sapevi che le persone che hanno scritto i tre commenti che mi hanno toccato di più hanno ricevuto in regalo una sorpresa?
Ho mandato loro, come promesso, le cartoline con le illustrazioni che ho fatto in riferimento ai loro pensieri. E anche un quadernino stampato e rilegato a mano, uno sconto su un ritratto illustrato ed uno shampoo solido di Lush!
Ho voluto regalare un articolo zero waste per spingere qualcuno a iniziare a muovere qualche passo verso uno stile di vita consapevole, che cerchi di ridurre gli sprechi. Soprattutto di plastica, data l’emergenza nella quale il Pianeta, il mare e i pesci si trovano.

Spero che questo invogli anche te a donare qualcosina in più di un pensiero, alla nostra cara Nonna Terra.

Ecco a voi, i vostri pensieri!

I nonni sono preziosi. La loro vita è sempre una storia magica e desiderano sempre raccontarla prima di andare via. Ascoltiamoli, curiamoli, amiamoli, prima che non abbiano più voce per farsi sentire e diventiamo noi la loro voce. Ascoltiamo nonna Terra e diventiamo la Sua voce. Ha tanto di bello da donarci. Permettiamoglielo.”
@mortopunto

“Nonna Terra 
Spero che un giorno 
Non respirerai più aria di guerra
Dai tuoi prati
Sbocceranno ancora mille fiori
E nessun uomo
Ne calpesterà più i colori
Impareremo a portarci nuovamente un grande rispetto
Affinché questo mondo ritorni perfetto.”
@vane_thelionking

“Ciao nonna Terra, come stai? È da tanto che non ti scrivo, forse i mille impegni, forse il fatto che tu non stia bene e non voglio sentire il peso della tua “malattia”. Mi dici sempre che volere è potere, che posso fare la raccolta differenziata, che posso non sprecare acqua, che le buste di plastica posso usarle più volte. Eppure sono di coccio io, ma sentirti oggi così debole mi ha fatto cambiare idea: voglio fare qualcosa per te, voglio averti a cuore nelle piccole cose. Ti scriverò i miei traguardi nonna amata, tu che mi hai insegnato a vivere, ti voglio bene. “
@giuliamariaa

“La purezza salverà il mondo. La natura é paragonabile esclusivamente all’innocenza di un bambino, ed é per loro che dobbiamo lottare per riportare il nostro pianeta alla bellezza di un tempo.”
@gallarosophia

“Nonna Terra scostò la tenda e guardò fuori dalla finestra. Com’era blu, l’universo, quel giorno. Sorrise e mise sul fuoco l’acqua per il tè. Le facevano male le ossa, forse era l’umidità. C’è ancora tempo, pensò. C’è ancora tempo.”
@linventoredimostri

“I bambini per crescere hanno bisogno di radici, affinché il loro tronco si erga fiero e forte verso il cielo del futuro. I nonni rappresentano questo legame: i nonni sono la Terra. Coltiviamoli, prendiamoci cura di loro, fermiamoci ad osservarli: solo così il cielo sarà pieno di sole per i nostri bambini.”
@valeps5

“Nonna Terra, lo hai insegnato tu a me: non abbiamo mai avuto il potere né di creare ne di distruggere. E, in ogni caso, passeremo presto. Come hai sempre detto tu a me: ti passerà presto il raffreddore, lascialo sfogare. Ciao, Nonna Terra.”
@nimrod_maradh

Mi è sempre piaciuto pensare che dietro ogni ruga di un anziano potesse celarsi una storia unica. 
Tu, mia dolce Nonna Terra, che semplici rughe non hai, ma monti e fiumi che ti solcano il volto, chissà che cose meravigliose potresti raccontarci.”
@laramonicaa

“Indovino indovinella, chi ha scippato Nonna Terra? Proprio ello, l’umano genere assuefatto all’abuso di gas, oli e fenoli.”
@julenzito

“Nonna terra, tu che mi hai vista crescere tra le tue braccia, che hai ascoltato impassibile i miei canti nostalgici e allegri, tu che mi hai sedotta con luoghi sconfinati e maestosi, ed io catturerò ogni complessità di quell’ incantevole silenzio per farne fusione col mio essere.”
@rita_asmundo

“Se tu Terra nostra amata non ci fossi più… Quale bellezza noi osserveremmo? E che cosa saremmo?”
@marchese9857

Buon 22 aprile, cara Terra!!

Ti parlo del Micio Colonnello!

Oggi avevo proprio voglia di raccontarti di quegli occhioni da pallina pelosa che compaiono ogni tanto sui feed o sulle mie storie di Instagram.
Sto parlando di Colonnello, il micino che si era fatto trovare in un cespuglio di rovi in un parcheggio, solo, miagolando aiuto un giorno come un altro, a un altro mercatino.

Voleva farsi prendere, ma allo stesso tempo esitava. Mi veniva un po’ incontro, ma se allungavo la mano tornava a nascondersi fra le foglie. Se provavo ad allontanarmi ricominciava a piangere.
Insomma, diventava una cosa lunga, e io dovevo tornare al mio banchetto, ma allo stesso tempo non potevo restare tranquilla!
Allora, tutta agitata, ho raccontato al mio ragazzo di lui, che per tranquillizzarmi mi ha detto che sarebbe andato a dare un’occhiata.

Ero comunque un po’ nervosa, scaricavo lo stress facendo due passi attorno alla bancarella.
Sono finalmente stata distratta da un cliente.

E poi però, con la coda dell’occhio, ho visto avvicinarsi uno scatolone con due gambe.
Da dietro, spuntava il viso sorridente del mio moroso. Da dentro si sentiva la stessa vocina che si era fatta spazio da dietro i rovi qualche minuto prima.

Non so che faccia io possa avere fatto, ma il mio ragazzo me ne parla sempre come l’espressione più bella che lui mi abbia mai visto fare. Io volevo piangere di gioia! Abbiamo dato da mangiare al piccolo e lo abbiamo accudito finché non si è addormentato. L’ho tenuto a dormire in braccio a me fino a sera, per tutto il resto della giornata, quando in fine lo abbiamo portata a casa con noi.
Perché potesse passare con noi il resto della sua vita.

E ora Colonnello come sta?

Direi come un gatto. Meglio che qualunque altro umano, probabilmente.
E’ proprio il mio micio, vuole bene solo a me, mi segue dappertutto.
Come ogni gatto che si rispetti è in ogni momento in cerca di attenzione. Ha imparato da poco a non sdraiarsi sul PC facendomi una confusione allucinante con i comandi. E’ da un po’ che non devo chiedere a Salvatore Aranzulla di dirmi come si sistema il casino che ha combinato.
Per contro non vuole rinunciare a sdraiarsi sui fogli mentre sto scrivendo, sul tablet mentre sto disegnando o sui libri mentre sto leggendo.

Ogni secondo che passo in casa so che c’è, è una presenza costante. Ho i suoi occhioni vigili azzurri sempre a scrutarmi. Può essere inquietante, ma è solo una richiesta di bacini e coccole.

Il mio ragazzo ha finito per essere geloso di lui, fra loro è sempre presente una appena palpabile aura di leggera rivalità. Ci penserò io a spezzarla, mettendomi in mezzo.
Non è poi tanto male un po’ di relax fra fusa da una parte e carezze dall’altra!

Tecnologia o non Tecnologia?

Fino a solo un anno fa non avevo nemmeno uno “smaffo”. Avevo un telefonino coi tasti grossi per gli anziani, senza colori e senza l’internet, con tanto di tasto SOS al centro. Se lo tenevi premuto faceva un ululato ridicolo che assomigliava a una sirena  sotto una campana di vetro!

Mi sono sempre considerata una persona antitecnologica. Rifiutavo qualsiasi forma di tecnologia troppo avanzata. Le mail erano già troppo per me.
Raramente qualcuno riusciva a contattarmi, ed io ero felice così. Sono selvatica, solitaria. Meglio non farsi trovare, quindi…

COSA MI HA FATTO CAMBIARE IDEA?

La necessità.

 
I tempi sono fatti per cambiare. Per quanto romantico e rilassante fosse restarmene isolata nel mio mondo incantato irraggiungibile dai rompiscatole, quella non era la vita vera. Almeno, non la è oggi.
Il presente è competitivo e spietato (probabilmente come tutte le epoche, però non so, non c’ero).
L’oggi è anche pieno di tecnologia, e di persone bravissime a usarla.
Ecco, preferisco non farmi schiacciare. E se non usiamo tutti le stesse armi, che battaglia è?
E quel che è peggio, è che sarei stata io a disarmarmi e pormi in svantaggio rispetto al resto del mondo, tutto da sola!

Sono determinata a vivere della mia passione, e d è impossibile pensare che tutto possa andare come lo avevo sognato. O di poter arrivare dove voglio senza sacrificarmi un pochino.

E SAPETE COSA?

Mi piace anche!
Tutte ‘ste storie per così poco!

All’inizio mi sembrava di tradirmi. Di farmi del male da sola. Di infliggermi delle pene per le quali non ero preparata. Di costringermi a fare delle cose che no ero e non sarei mai stata in grado di fare.

“Che non sarei mai stata in grado di fare”.
Sempre la stessa storia dell’inventare scuse per non fare le cose. Che ci induce a porci dei limiti da soli, letteralmente a tirarci la zappa sui piedi.
Mi obbligavo a credere che non ero fatta per la tecnologia, e che lei non lo era per me. E invece adesso guardateci! Andiamo d’amore e d’accordo! E ci vogliamo pure bene!

Da un odio e un rifiuto è nata un’amicizia. Lo credevo impossibile, ne sono stupita. E più di me lo sono le persone che per anni hanno tentato di raggiungermi senza successo telefonando ad un portatile sempre spento.
Certo, questo ha dei contro. Un sacco di spam al giorno, richieste strane nelle chat, qualche sintomo di dipendenza… Ecco quello a cui devo stare molto attenta è non cadere nell’eccesso, perché i telefono hanno anche un lato demoniaco e tentatore.

MA VORREI UNA COSA

Vorrei provare a non rinunciare alle cose piacevoli, utili o comode perché hanno un lato fastidioso.
Vorrei essere abbastanza forte da provare tutto senza passare al lato oscuro delle cose.
Vorrei continuare ad essere amica della tecnologia, ma senza sfociare nell’eccesso.

Vorrei semplicemente trovare il mio equilibrio senza limitarmi. Ecco.

“Lo faccio dopo…” ??

“lo farò la prossima volta”

ogni volta…
Per mesi ho pensato di fare ritratti sul momento durante i mercatini, ma non avevo mai il tempo di esercitarmici, allora rimandavo dicendomi “non sono pronta, devo prima fare esercizio, trovare uno stile, decidere la tecnica…”

MA UN GIORNO

Un giorno ho cambiato disposizione ai tavoli della bancarella. Era lo spazio dove mi avevano posizionata a richiedermelo. La mia postazione era nell’angolo, prima ero sempre stata solo frontale.
E per quanto tentassi di distribuire bene i tavoli non c’era verso di chiudere quel buco lungo un passo che restava scoperto.

Un guizzo di follia mi ha fatto decidere di buttarmi. L’adrenalina ha guidato la mia mano a prendere di fretta una rivista, i fogli e le matite che portavo nello zaino. Ho ritratto a pastello blu e rosso in una mezzoretta sei o sette volti di persone che c’erano sul giornalino.
Ho appeso tutto dove c’era lo spazio vuoto, ci ho messo sotto due sedie e un cartello con scritto “Ritratti sul momento – Offerta libera!”

Tutta questa attesa solo per paura di tentare.
Ho avanzato scuse per mesi solo perché non me la sentivo, probabilmente.

Come prima esperienza, coi ritratti è andata bene. Qualche coppia che aveva voglia di ricordare la sua gita romantica è stata felice di tornare a casa con un ritratto.

E IO?

Io ho continuato a farne, a ogni mercatino!
E’ stato come il primo tuffo dal trampolino di 3 metri! O comunque come ogni prima vota.
Un po’ di tachicardia, di tremolio di mani, di “Oddio che ho fatto? Devo essere impazzita! Chi me l’ha fatto fare?!” … Ma poi, insomma, passa! Ci si fa l’abitudine in un battibaleno! E poi non si smette più di fare tuffi!

Quel mercatino è stato l’amico stronzo che ti spinge perché ci metti troppo tempo a lanciarti e non ne può più di vederti esitare. L’amico che poi ringrazi all’infinito! Quello che poi ti fa venire voglia di migliorarti tantissimo e grazie al quale finisci a fare anche il tuffo di testa e quello con la capriola.

Infatti, le settimane seguenti non ho fatto altro che disegnare i miei idoli. Gandhi, Jesse Pinkman e Jane, Edward Mani di Forbice e Peggy, Ringo Starr… Provavo e riprovavo le stesse facce con tecniche diverse per trovare qualcosa i unico da proporre ai prossimi eventi. Uno stile veloce, ma riconoscibile.
Mi sono portata i colori anche in vacanza. E mettevo le facce a confronto per fare le mie valutazioni e scegliere la tecnica più conveniente.

COME E’ ANDATA A FINIRE?

E’ arrivato l’inverno, non avevo più mercatini e ho interrotto con le prove di stile.
Non ve l’aspettavate, eh?
Eh oh, l’inverno è inverno per tutti!

Chissà se avrò di nuovo bisogno del mio amico stronzo che mi spinga anche al prossimo mercatino!