Casa Arte e Casa Lavoro

La mia passione e il mio lavoro coincidono. Faccio quello che più amo, tutto il tempo.
E’ stupendo, è un sogno. Ma bisogna ricordarsi che a volte può essere pericoloso. Pericoloso perché la parola “lavoro” rischia di papparsi la parola “passione”, lasciando al suo posto soltanto quello. Io non voglio che diventi così, voglio che loro due vadano d’accordo. Che convivano felicemente, e magari cucinino insieme biscotti e si scambino regalini a vicenda.

Ma come faccio a educare il Lavoro in modo che non bullizzi la passione? O come faccio a insegnare alla Passione ad essere forte e continuare a farsi valere?

LA SERENA CONVIVENZA

Passione è qui da tempo, ormai. Tutti i vicini la adorano, se ne sta lì, abita da sola, nella bella Casa Arte.

Casa Arte è stupenda, piena di ispirazioni. Ogni profumo può dar vita ad un disegno. Ogni suono, fischio o cinguettio riesce a far sbocciare uno schizzo. Che poi corre inseguendo una matita su un foglio bianco finchè tutti si accorgono che il foglio è pieno e non si va più da nessuna parte.
Allora via che si salta su un altro pezzo di carta e si riprende fino a stancarsi!
Ci sono fiori con petali di idee. Tovaglie con fili di idee. Scatole piene di aghi di idee. Uccellini con piume di idee… E c’è tutto l’occorrente per concretizzarle, queste idee!
E’ una meraviglia, c’è una libertà infinita! Ma anche tanta confusione!
Ogni giorno Passione tramuta le sue emozioni in una forma concreta. Prende appunti per potersele ricordare e rievocarle ogni volta che ne ha nostalgia. Si prende cura di tutto, perché ogni cosa per lei è bella. D’altronde vivendo in Casa Arte, sfiderei chiunque a non trovare tutto bello!

Di recente Passione ha conosciuto un tizio. Uno abbastanza simpatico, ma molto inquadrato.
Si chiama Lavoro. Vive in un palazzo spigoloso, tutto di vetro. Lei sa di essere il suo opposto, per questo ne è attratta. E’ curiosa, vuole capire come si fa a vivere così. Boh, che mistero!

Casa Lavoro è fredda. Ha tante finestre che fanno entrare molta luce, ma non si possono mai aprire. Non c’è mai un suono dolce che riesca a oltrepassare le vetrate. Si sente solo lo squillo del telefono. Gli odori sono quasi completamente assenti. Solo qualche volta, se apri bene le narici, puoi odorare un po’ di caffè. E basta. Per fare tutto c’è uno schema. Non c’è molto per prendere appunti. Qualche pc con la tastiera. Ma se si vuole disegnare? E gli oggetti morbidi dove sono? I fiori? Anche quelli vengono potati perché non crescano in maniera disordinata.
Ad ogni piano tutto è uguale. Stessa monotonia. Stesso colore dappertutto. Bianco. Neutro. Passione pensa che lì si annoierebbe a morte. Meglio che non ci vada.

Continua a non capire come si faccia a stare bene con così tanti limiti. Le sembra tanto bella la libertà. Potersi sfogare con scarabocchi sul muro, o lasciare esplodere tutte le proprie emozioni in macchie di colore!
Basta, si è decisa! Vuole incontrare questo tizio Lavoro e spiegargli bene che non ci sono solo gabbie e schemi, che nel mondo di colori ce ne sono milioni e che è bellissimo poter guardare l’orizzonte e immaginare cosa si nasconde dietro la sua misteriosa linea.

A Casa Lavoro si sente lo squillo del telefono e Lavoro risponde. È Passione che lo cerca.
Lei glielo dice, che a Casa Lavoro non ci vuole andare, e lo invita da lei per un tè. Anzi, se vuole, addirittura a viverci. E ciò che è più assurdo è che lui, inquadrato com’è, ha pure accettato!

Lavoro si presenta puntuale a Casa Arte. “E’ questo il mio nuovo ufficio? Quando inizio a lavorare? Che confusione! Mi metto subito al lavoro!”

Immaginatevi Passione che, senza avere il tempo di batter ciglio, si è vista tutti i muri imbiancati, i fiori potati, i fogli riciclati, i quadri incasellati, i vetri sigillati, gli orologi silenziati…
La sua bella Casa Arte! Le sue emozioni! I suoi ricordi!

“Visto che efficienza?” si compiaceva Lavoro. Intanto Passione, intontita da questa repentina trasformazione, faticava a reggersi. Era profondamente pentita di aver invitato questo tizio a casa sua.


Le sue ispirazioni, le sue idee! Dove erano finite tutte le idee? Spaventate da quel freddo muro bianco, sembravano essersi volatilizzate nell’aria, sparite per sempre! Ma… Eccone una! E’ una foglia che vola! A Lavoro era sfuggita! Come basta poco per avere un’ispirazione! Un piccolo incoraggiamento!
Adesso basta! Casa sua era, e casa sua ritornerà!

“Allora, l’idea è questa…” e Passione incomincia a Spiegare a Lavoro che così, nono, non va!     “io ti ho invitato, mi piace averti qui, ma non ce la faccio a continuare così! Qualcosa da te lo posso imparare, ma se ti prendi proprio tutto non si può fare! Allora io ascolto un pochino te, però voglio e pretendo che impari anche da me!”

E allora, ecco che Passione riprende in mano la situazione, e Lavoro capisce che le sue gabbie non sono la sua felicità. Casa Arte è ancora un po’ diversa, vero, ma di certo non è neutra e fredda come le vetrate di Casa Lavoro.

Casa Arte-Lavoro è sempre meravigliosa, solo un po’ meno disordinata.
C’è una stanza dove ci si lascia andare, si pittura, si scarabocchia, si canta e si danza. Passione e Lavoro amano dedicare il tempo a lanciare secchiate di vernice sul soffitto e lasciare che la grafite pattini libera sul foglio. E poi su un altro e un altro ancora.
E c’è una stanza, invece, dove si tiene conto del tempo. Dove c’è un calendario e il vecchio telefono. La finestra è aperta, suoni e odori vi entrano. Lavoro e Passione sono felici di rispettare le tabelle e gli orari, ma ogni tanto si ritagliano del tempo per loro, cosicché possano ascoltare il vento e vedere dove li porta.

Ci è voluto un pochino, ma hanno entrambi capito. Non si può fare solo una cosa. Piacere o dovere.
Adesso, dedicano il loro tempo a entrambe le cose. Dovevano solo trovare il giusto equilibrio.

Ci si becca nel bosco

Ci si affeziona. Quando si conosce un artista e ci si innamora del suo stile, è difficile farsi una ragione del fatto che lui è una persona, e per questo è fatto per crescere, evolvere, cambiare.

La mamma me lo chiede sempre: “ma non li fai più i tuoi personaggi tondi? Dai sì, le facce tonde! Quelle che facevi all’inizio!”
Beh, no. Almeno non per ora. Ciò non toglie che un giorno ci potrei tornare, sui faccioni.
Però adesso penso  di esserci rimasta già abbastanza incastrata in un solo modo di disegnare. Sento il bisogno di sperimentare.
Diciamo che nel caso delle facce tonde, quello è stato il primo stile che mi è venuto bene, e pian piano è diventato il mio unico  possibile. Questo perché avevo dedicato tempo solo a lui. Limitandomi in una sorta di stereotipo di me stessa. Facevo quello perché era ciò che sapevo fare, col quale mi sentivo a mio agio.
Ho finito per perdere di vista le infinite possibilità che avrei potuto avere concedendomi di fare più tentativi e avere la pazienza di riempirne il foglio. Ora mi sento di nuovo pronta a ricominciare.

Adesso provo, e mi piace. Ho deciso di voler fare più esperimenti, e non più dare per buono il primo schizzo che mi piace. Ho deciso anche di non legarmi mai troppo ad un disegno, perché, per quanto gli voglia bene, c’è il caso che non sia lui quello giusto.
Tutto ciò mi ha portato a non amare più i miei più vecchi disegni. A volte a trovarli perfino bruttini. Ma penso che sia un bene. Se i miei vecchi progetti non mi piacciono più in confronto ai nuovi dei quali sono soddisfatta, questo significa che c’è stato un miglioramento. Quindi, grazie al cielo!

IL RISCHIO DI CAMBIARE

Il cambiamento a volte ha un costo.
Come la mamma, anche altri potrebbero essersi affezionati ai vecchi personaggi, al vecchio stile, che ora si può dire che non esista più. Ne rimane solo il ricordo nelle vecchie tavole.

Penso che il cambiamento sia costato la perdita di fan a tantissimi artisti che passavano da una fase all’altra attraverso una crescita personale. Fan che hanno deciso di rimanere bloccati, o cambiare sentiero, invece che crescere insieme al pittore, musicista, disegnatore che avevano adorato fino a quel momento.
Non dobbiamo avercela né con gli artisti, né con i fan, sia chiaro! Semplicemente non ci si trova più!

COSA SCELGO IO?

Qui la scelta sta a me. Se rimanere qui, con i buoni vecchi faccioni tondi che la mamma ama tanto, o se proseguire, sperando che qualcuno mi segua.
Io vado. Se voglio trovare me stessa devo darmi da fare, e spero che tutti riusciate a tenere il passo!
Se perdo gente lungo il cammino, diciamo pazienza. Anche se un po’ mi spiace.
Però d’altronde tutti cambiamo, no? Magari passeggiando troverò tante altre persone che hanno evoluto la loro persona verso qualcosa di simile a me e alla mia forma di espressione. Ognuno fa la sua strada, ma è bello condividere frammenti del percorso! E’ una bella avventura la vita! E’ una bella avventura anche l’arte!

Ci si becca nel bosco!


Aiuto!! Troppi progetti, TROPPE IDEE!!

Capita a tutti, purtroppo, di accumulare più impegni di quanto sia il tempo materiale per portare a termine tutti gli obbiettivi. Il mondo ci offre valanghe di possibilità. Se abbiamo idee alle quali vogliamo particolarmente bene proviamo un desiderio compulsivo che ci porta a pretendere di riuscire a finire tutto il prima possibile.

E’ la storia della mia vita. Tenere un taccuino dove appuntarsi disordinatamente i progetti futuri, scrivere liste su liste, e trascinarsi le idee per mesi a causa della mancanza di tempo. E non c’è soluzione!
Anzi, si. Ne ho adottata una che risolve il problema, anche se solo in parte.
Se ho più idee che tempo, sarà impossibile completare tutto. Ma posso almeno darmi la possibilità di finire la maggior parte di quello che mi ero proposta. E, se riesco a fare il mio meglio, è già tanto. Anche se non abbastanza.

L’errore che commettevo sempre è quello di iniziare tutto e non finire niente. O comunque terminare progetti che non mi piacevano ed erano già da buttare appena finiti.
Mi lasciavo letteralmente trasportare, in balia delle idee passavo notti insonni pur di finire velocemente il mio programma. Arrivavo esausta e piena di nulla di fatto.

Quindi mi abbattevo, pensandomi un’inconcludente, ma continuando a camminare sulle orme delle vecchie abitudini dicendomi “dai, quando miglioro andrà meglio”.
Beh, ho scoperto un segreto: l’organizzazione!

DARMI PRIORITA’

E stato difficile, e ho avuto bisogno di tantissimo autocontrollo. Ma è stato fondamentale per me essere in grado di dirmi “questo è meno importante, lo farò quando ho finito quest’altro che invece è urgente”.
Ho imparato a tenere un calendario chiaro con le date delle scadenze entro le quali ho programmato di finire i vari progetti, e ora cerco di farne non più di 2 o 3 alla volta.
Provo a impormi scadenze adeguate, che non mi obblighino a fare orari al limite del possibile.
Ho notato che, se cerco di essere efficiente riesco anche a immergermi completamente in quello che sto facendo e, essendo più concentrata sono anche più veloce! Mi capita di stupirmi di me stessa di quanto poco tempo ci ho impiegato. E provare una profonda gratificazione nell’iniziare un nuovo progetto senza avere la preoccupazione di dover ancora completare quello precedente.
Altre volte va anche un po’ meno bene, ed capita l’ “oddio, ma quanto ci sto mettendo!?”, ma questo fa parte del gioco!

E’ facile ricadere nei vecchi vizi e viaggiare lontano con la mente, ma ho imparato a darmi dei limiti. Ne ho bisogno, soprattutto per il mio benessere mentale.
Come sento la necessità di portare a termine in modo ordinato, un progetto alla volta.
Anche chi è intorno a me ringrazia di avere accanto una persona meno stressata! Qualcosa che trovo ancora difficile è farmi una ragione del fatto che qualche progetto lo dovrò lasciare andare, per concentrarmi al meglio su quelli a cui tengo di più.

Ma anche su questo ci sto lavorando!

La Xilografia

Vorrei che questo blog fosse anche un luogo di scoperta. Un breve viaggetto fra le tecniche grafiche. Così che io possa accompagnarti nel mio mondo spiegandoti cos’è per me una specifica tecnica di disegno, ma anche come funziona in modo pratico.

LA XILOGRAFIA COL CUCCHIAIO DI LEGNO

Amo alla follia questa tecnica. La adoro perché obbliga alla sintesi, perché spesso poche aree colorate sono tutto ciò che serve. Vige la legge del lessi is more.
Ho scoperto questo metodo grafico grazie ad un workshop organizzato dallo studio Tigre contro Tigre di Reggio Emilia. Una studentessa dell’Accademia di Brera portava tutto l’occorrente. Noi avremmo solo dovuto scegliere un’immagine da incidere, e venire accompagnate dalla nostra buona volontà.

I MATERIALI

Un’assetta di legno, sgorbie e coltellini per incidere il proprio disegno, inchiostro ad olio per inchiostrare la matrice, fogli di carta e cucchiaio di legno per trasferire l’immagine. “Fatto?”

LA TECNICA

La xilografia è una tecnica di incisione a rilievo, utilizzata generalmente per la stampa.
In soldoni, bisogna incidere il materiale (che di solito è legno, linoleum o gomma) per ottenere una matrice che poi verrà inchiostrata e verrà trasferito il disegno su carta o un altro supporto da stampare.
Ciò che verrà riprodotto sarà il disegno in rilievo, le aree incise resteranno bianche.
Di solito si ha una pressa per trasferire l’immagine inchiostrata sul foglio, ma il metodo che noi abbiamo provato è quello casalingo, per strofinio.
Consiste nel posizionare il foglio sulla matrice inchiostrata e strofinare forte e in modo omogeneo il retro della stampa con un cucchiaio di legno.

Per una stampa a più colori, si dovrà avere una matrice per ogni colore, e fare un lavoro di sovrapposizione stampando una lastra alla volta sullo stesso foglio (centrare la posizione è difficilissimo!).

QUALCHE CENNO STORICO

La tecnica ebbe origine in Cina nel 200 d.C., ed ebbe un grande sviluppo con l’invenzione della carta.
Diffusasi in Oriente, veniva utilizzata soprattutto per fare delle sorte di santini destinati a decorare i templi buddisti. Arrivò in Europa nel Quattrocento, e si diffuse tantissimo grazie all’invenzione della stampa.
Veniva utilizzata per creare le illustrazioni dei primi libri stampati.
Per motivi economici e di velocità di esecuzione, la xilografia venne sostituita dalla calcografia (incisione su metallo). Questo anche perché il legno è più fragile del metallo, quest’ultimo resisteva di più alle tirature elevate.

La tecnica è stata riesumata dopo l’invenzione del legno tagliato di testa (in modo orizzontale). Il materiale utilizzato in questo modo era molto più resistente alla pressione dei torchi.
Questa scoperta fece coesistere le de tecniche finché non vennero entrambe sostituite da metodi di stampa e riproduzione di immagini più moderni (come la litografia, in seguito la stampa a laser, la fotografia…).

Alcuni artisti espressionisti, soprattutto dagli anni ’20, hanno incominciato ad utilizzare la xilografia in maniera artistica sperimentale (mentre in precedenza era stata usata solo come metodo di riproduzione di immagini già esistenti). Hanno preso ispirazione da alcune stampe giapponesi che circolavano in Europa.

OCCIDENTE E ORIENTE

Troviamo qualche differenza fra le stampe occidentali e orientali. In Oriente utilizzano carte leggere molto resistenti di fibre vegetali, hanno una maniera molto meditativa e lenta di svolgere tutti i procedimenti. Le matrici utilizzate sono per di più di legno, e per inchiostrare utilizzano colori ad acqua creando dei giochi di colore e sfumature diverse per ogni stampa. Raramente utilizzano il torchio, per fare pressione hanno uno dischetto di bamboo che utilizzano premendo con la mano.
In Occidente si utilizzano per di più carte di cotone, matrici di legno, linoleum o gomma, e spesso si fa uso di torchi o presse per stampare. Il colore più utilizzato è l’inchiostro ad olio, che crea effetti più omogenei rispetto agli acquerelli giapponesi.

LA XILO, PER ME

Per me è stata una scintilla. Una scoperta che mi ha condotto sotto ipnosi all’ingresso nel mondo della sperimentazione grafica. E’ una tecnica viva, che nonostante limiti ad una distribuzione piuttosto omogenea del colore, lascia scorgere le  vibrazioni delle imperfezioni del legno.


Ringrazio tanto Erica Bellanca, che ha sostenuto il workshop, per avermi regalato una passione.
La passione che mi ha convinto a proseguire con gli studi. Per lasciarmi trasportare altrove dall’onda dell’arte.

Questo bellissimo dono ha invogliato anche me a fare la mia parte.
A condividere il quanto so con quacun altro, che chissà, magari finirà anche lui sotto ipnosi artistica .


Sono disponibile a dare lezioni private, contattami!
Ti terrò aggiornata sui workshop che organizzerò a breve!
Alla prossima tecnica!

Test d’ingresso a Brera

Ero già diplomata, avevo alle spalle 3 anni di corso di illustrazione più altri 6 mesi di illustrazione digitale. Ma no, non mi bastava. Desideravo un sacco ampliare il mio spettro di possibilità con l’apprendimento di altre tecniche,  lo studio di altri artisti, il confronto con altri professori…
Ho pensato così di cercare un percorso di studio che mi desse una preparazione più completa, meno focalizzata.

Brera. Perché no. E’ un’ottima Accademia, “potrei provare il test lì” mi son detta. 

Mi preparavo a quattro giorni di test, suddiviso su quattro prove: una teorica  di cultura generale, due pratiche (una libera e una di disegno dal vero) e un colloquio.
Credevo in me stessa, ma ero comunque in quello stato di  sana ansia che ti porta ad impegnarti di più. “Saranno super selettivi” pensavo “con così tante prove devono veramente fare una bella scrematura”.
Ho noleggiato tutti i libri consigliati, mi sono munita di fogli e matite e ho iniziato la preparazione: un lungo mese di clausura full immersion nello studio e nel disegno.

Ero pronta, tesa ma pronta.

Pronta quanto sono adesso a darvi qualche utile consiglio, se anche voi vi apprestate a tentare il test, o ci state facendo un pensierino.

IL TEST

Sono arrivata in anticipo davanti all’aula dove si sarebbe svolta la prima prova.
Tanta gente si accalcava di fronte alla porta a vetri dell’ingresso. All’interno si scorgevano delle incaricate che spolveravano tranquillamente i banchi prima di farci entrare.
Hanno cominciato a chiamarci dentro con mezz’ora di ritardo. Entravamo a due a due mostrando i documenti, e solo Dio sa perché ci abbiamo messo 2 ore ad essere tutti dentro.

LA PRIMA PROVA

Due ore e mezza di ritardo. Incominciavamo con due ore e mezza di ritardo.

L’aula era grande e munita di sedie col tavolino ribaltabile. Anzi, solo un decimo di esse lo avevano ancora il tavolino. Le dovrei chiamare sedie con il bastone portatavolino.
Dopo averci spiegato quando aprire il plico, ci hanno dato il via. La maggior parte delle domande riguardava la storia dell’arte o gli argomenti dei libri, c’era un po’ di letteratura e un po’ di informatica.
Domande chiuse con risposte a crocette, mirate, quelle sulle tecniche anche abbastanza specifiche, ma contenute nei testi consigliati sul sito dell’università.
Quello che mi aspettavo, in fondo.

LA SECONDA PROVA

Per sapere l’ora e l’aula della seconda prova, abbiamo dovuto aspettare di ricevere una e-mail, che ad alcuni è arrivata lo stesso giorno della prova, alle 8 del mattino. Grazie, segreteria.

Ci hanno divisi in tre aule. Immagino simili fra loro, ugualmente anguste.
Ho provato una certa sensazione di disagio a trovarmi schiacciata intorno a tutte quelle persone,  alcune delle quali si aspettavano che il modello restasse vestito. Eh, beh, no. Il modello si spoglia. Si DEVE spogliare. Ritrovo l’imbarazzo della ragazza che era seduta di fianco a me ogni volta che ci penso.

I fogli sono forniti e timbrati dall’Accademia. Se ne possono prendere a volontà, basta segnalarlo ai prof in modo che li timbrino. Si hanno diverse ore per disegnare il modello. Quello che si vuole di lui: la figura intera, il viso, un dettaglio…
Il modello faceva pause di 10 minuti ogni 30 minuti di posa. Nel nostro caso, ha fatto 2 pose diverse durante tutto il tempo della prova.

LA TERZA PROVA

Stessa aula del giorno prima. La prova è libera. Tecnica libera, liberi di portare i fogli da casa, soggetto libero, stile libero… Tutto libero! Si hanno 8 ore di tempo.

Io ho fatto un’illustrazione. Ho scoperto più tardi che i professori apprezzano che venga data dimostrazione di essere in grado di strutturare un progetto partendo dagli schizzi per arrivare ai definitivi. Temo che non l’avesse capito quasi nessuno, perché in tantissimi hanno fatto il mio stesso errore.

LA QUARTA PROVA

Il colloquio. Ci sarebbe dovuto andare solo chi aveva superato con successo le altre tre. Avrebbero dovuto comunicarci la data via e-mail dopo aver corretto i precedenti test.

Invece ci è arrivata il  giorno in cui si è svolta la terza prova perché la commissione aveva cambiato idea. Avevano deciso che il colloquio sarebbe stato giusto farlo a tutti e ci hanno detto, alla sera, “venite tutti domani mattina alle 9”.  Grazie ancora, segreteria.

Ci facevano entrare a due a due in ordine alfabetico.
Nonostante i colloqui fossero molto brevi, io sono entrata dopo 3 ore di attesa. Eravamo tanti, mannaggia.
Bisognava portare il portfolio, anche se l’insegnante mi ha fatto capire (anche non troppo velatamente) che quello che le interessava in particolare era l’esito delle prove svolte i giorni precedenti.

Sono tornata a casa tranquilla, sollevata dal “proseguirai” dettomi dalla prof. alla fine del colloquio.

I RISULTATI

I risultati vengono comunicati via e-mail. Ti dicono se sei stato fortunato o se devi ritentare al prossimo giro.

Vi svelerò un segreto: la commissione è meno severa e selettiva di quanto mi immaginassi.
Se dovete fare anche voi questo test studiate, si. Ma scialla. Sarà come una punturina di zanzara!

I mercatini: come incominicare!

Era da un po’ di tempo – circa un paio d’anni- che creavo oggetti di artigianato. Lavoravo a casa con la mia macchina da cucire  e sognavo il giorno in cui quegli oggetti fatti con tanta cura e amore sarebbero finiti tra le mani di un cliente.
In realtà non pensavo proprio quello,  perché trattavo le mie creazioni un po’ come se fossero dei cuccioli ai quali ero troppo affezionata per separarmene.

Nonostante questo amore per gli oggetti che creavo, a una certa mi sono trovata d’accordo con me stessa sul fatto che non fosse possibile continuare ad accumulare portafogli, borse, portachiavi e altro.
Quindi, mi sono buttata. Ho cercato nell’Internet dei mercatini vicino a casa mia, ho scritto delle e-mail per iscrivermi e sono partita. Ero pronta a vendere.

Non avevo agganci, non conoscevo nessuno che fosse già nel giro.
Ho pensato maldestramente che non ci fossero queste enormi differenze fra un mercatino e l’altro. Questo è stato un errore fatale che mi ha portato a spendere ore e ore e ore ad aspettare dietro al banco clienti che non si sarebbero mai fermati.
Come primo esperimento avevo deciso di tentare vicino alla mia città, senza fare una minima indagine di target. Oltretutto, mi ero affidata ad un’associazione che organizza mercati e che quindi concedeva postazioni a pagamento a chiunque gliele chiedesse.
Mi sono ritrovata con un gazebo pucciosissimo con solo pochi pezzi di qualità distribuiti male sulla bancarella.  A competere, c’erano un commerciante di profumi a basso prezzo da una parte, e un venditore di gioielli e maschere africane dall’altra. Tutto ciò in un sabato sera da aperitivo stile discoteca di Rimini. Non c’entravo niente e non ho nemmeno coperto i soldi spesi per la postazione.

Ho commesso anche altri errori in seguito, pertanto mi sento in obbligo di dare qualche suggerimento.
Quindi, se avete abbastanza prodotti e pensate di potervi lanciare, fate però molta attenzione e seguite i miei consigli!

FATE UN’ANALISI DEL TARGET (E AGITE DI CONSEGUENZA)

Un mercatino non è uguale agli altri. Anche se partecipate a eventi dove va tantissima gente, se le persone che li frequentano non sono interessate all’artigianato sarà comunque inutile andarci.
Quindi prima di iscrivervi ad un evento  pensate a chi vi partecipa, e se quella gente può essere interessata ai vostri prodotti.
Scegliete solo date dedicate all’artigianato, o comunque posti dove siete sicuri che i loro avventori siano compatibili con quello che vendete.
Non servirà a niente andare ad una sagra della salsiccia con stampe illustrate. Se la gente è solo li per il porco,  tutti passeranno davanti alla bancarella senza nemmeno accorgervi che esistete (true story).

FATE PIU’ AMICIZIA CHE POTETE

Al di là del fatto che è sempre piacevole conoscere persone che hanno i vostri stessi interessi, incontrerete anche dei colleghi che vi sapranno dare delle dritte o indicarvi degli eventi.
Non sottovalutate mai l’importanza di creare delle relazioni, queste potranno anche trasformarsi in future collaborazioni e,  soprattutto, se siete nuovi nell’ambiente, vi potrà essere di grande aiuto e supporto!

OCCHIO ALL’ESTETICA

E’ fondamentale, quando esponete le vostre creazioni,  che si veda bene tutto quello che appoggiate sul banco. Sembra banale, ma nel mio caso ci è voluto un po’ per ottimizzare gli spazi e rendere la mia “vetrina” efficace.
Le cose devono essere ben distribuite. E’ meglio se avete tante cose da esporre, però non si deve creare confusione; i prodotti non devono nascondersi gli uni con gli altri.
Allo stesso tempo è bene valorizzare il vostro pezzo forte, quello che in genere vendete di più.
Mettete anche un prodotto isolato rispetto al gruppetto dove sono esposti gli altri, così che si possa vedere da qualunque parte arrivino i clienti.
Loro apprezzano molto anche il packaging e i regalini. Se riuscite a trovare qualcosa di carino per fare una coccola ai vostri acquirenti sarete felici in due!

RENDETEVI RINTRACCIABILI

Se volete svolgere un’attività continuativa, vi farà comodo far si che i clienti possano trovare i vostri prodotti anche on line. So che è impegnativo, ma è molto importante essere facilmente reperibili.
Quindi dovrete essere provvisti di biglietti da visita con tutti i vostri contatti, possibilmente un negozio on line e un account Instagram. Se sarete abili nella cura dei dettagli e nel presentarli come si deve, dimostrerete la vostra unicità. Per un lavoro creativo è fondamentale!

SII GENTILE, MA NON SCENDERE A COMPROMESSI SE QUESTI NON TI STANNO BENE

La gentilezza è importantissima. Salutare chi passa invoglia le persone ad avvicinarsi, e se iniziate a parlare avrete occasione di spiegare dettagli importanti che riguardano i vostri prodotti e che non si colgono con una sola occhiata.
Purtroppo, a volte capita che i clienti pretendano uno sconto. Ricordatevi che il vostro tempo ha valore, che quello che vendete ha valore, che la vostra creatività ha valore, che le vostre idee hanno valore e che voi avete valore.
Questo lo dovete tenere sempre a mente!

Mi presento!

L’ho detto in Bio che ci faccio qui, ma vorrei descrivermi in modo più dettagliato, per chi avesse voglia di saperne di più. Non l’ho fatto prima per paura di spaventarvi parlando troppo al primo incontro.

Chi sono?

Mi chiamo Annalisa e sono un’illustratrice. Ho studiato Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics a Reggio Emilia. Prima di iniziare questo percorso, ho frequentato il liceo scientifico. Allora sognavo di fare la veterinaria, ma più tardi ho capito che quella non era la mia strada. Amo ancora gli animali, eh! Tantissimo! Però, già dal secondo anno mi sono accorta che un liceo artistico mi avrebbe calzato meglio. Con un po’ di amaro in bocca, ho comunque finito lo scientifico, consapevole che nel mio futuro avrei fatto altro.

Dopo la scuola di Illustrazione, non ero ancora pratica di tecnologia. Nonostante sia nata nell’era dell’internet, questa nemica-amica della gente la vedevo ancora più come una nemica che altro. Mi spaventava, ecco.
Un passo alla volta sono riuscita ad avvicinarmici. Come prima mossa, ho scelto di affidarmi ad un corso di sei mesi di Illustrazione Digitale, organizzato sempre dalla Scuola di Comics.
Ho imparato ad usare Photoshop, Illustrator e Indesign come farebbe un illustratore, quindi più che altro a utilizzare l’infinita gamma di pennelli e immense possibilità che offrono questi programmi.
Ero impressionata più che dalle potenzialità del pacchetto, dall’aver scoperto che anche una tecnofobica come me sarebbe finita per adorare il lavoro creativo a computer, riuscendo a combinare analogico e digitale in un connubio esplosivo!
La me di qualche anno fa non mi riconoscerebbe più, vedendomi lavorare al PC, armeggiare con uno smartphone, gestire i social (mi trovate su Instragram e Facebook), un negozio online (andate a vederlo subito su Etsy!!), aprire un sito internet (eccolo qua!), un blog, e sognare di aprire anche un canale Youtube e una rivista online.

E ora? Che combino?

I miei quattro anni di percorso di studi mi hanno portata ad un buon livello come illustratrice, ma anche ad appassionarmi tantissimo all’ancor più vasto mondo delle arti grafiche .
Un workshop di xilografia ed una gita in un atelier di stampa tradizionale con torchi quattrocenteschi (che meraviglia!!) hanno obbligato il mio cuore alla ricerca di nuove espressioni artistiche. Volevo ampliare le mie possibilità, lavorare con nuovi materiali, nuovi modelli, nuovo tutto…
Insomma, solo l’illustrazione non mi bastava!
Ora mi trovo all’Accademia di Belle Arti di Brera, e faccio largo alla sperimentazione!

Nel frattempo, sono come sempre alla ricerca ossessiva di nuovi progetti ed esperienze. L’estate scorsa ho cominciato la mia avventura nel mondo dell’artigianato e dei mercatini. Con la mia sgangherata auto, Miranda la Panda, stracolma di sedie, tavoli e oggetti fatti a mano, ho mosso i miei primi passi verso il lavoro autonomo.

Ma quindi, cosa ci faccio qui?!

Sono ora qui sull’internet per condividere con voi le mie esperienze e le mie conoscenze.
Sono qui per darvi consigli utili per quanto riguarda i mercatini dell’artigianato e le vendite on line.
Sono qui per lasciarvi sbirciare una parte della mia vita. Per farvi appassionare a quello che più amo. Per rispondere alle vostre curiosità e per farvi conoscere strumenti, tecniche e materiali che magari non sapevate nemmeno esistessero.
Sono qui per farvi viaggiare con me, per condividere con voi i miei diari di bordo,  mostrarvi bei posticini e raccontarvi piccoli aneddoti.
Sono qui per tenervi sempre aggiornati sui miei nuovi progetti, darvi delle anticipazioni e farvi dare un’occhiata ai retroscena.
E, sì, sono qui anche per mettermi in mostra, farvi sapere quanto sono brava e creare per voi illustrazioni, grafiche, cartoline, portafogli e altri oggetti unici e personalizzati.

(illustrazione: Annalisa Gorreri)